policoro
  La sottomissione di Galeotto
 
Galeotto raggiunse il cavaliere nero poco lontano dal campo di battaglia. Fermatevi signore ­gli gridò mentre si avvicinava ­vorrei parlarvi. Chi siete domandò Lancillotto. Sono il re della Isole Lontane. Il mio nome è Galeotto. Ma vi prego, datemi ascolto: accettate per questa notte la mia ospitalità, poiché sarei lusingato di conoscere un uomo del vostro valore.

Voi siete nemico di re Artù, dunque siete anche mio nemico: perché mi offrite di venire con voi? Non temete che una simile proposta possa essere contraria al senso dell'onore No di certo, e comunque vi prometto che farei qualsiasi cosa pur di avervi mio ospite. Non promettete replicò Lancillotto ciò che forse non sareste in grado di mantenere. Giuro che farò tutto ciò che vorrete chiedermi. Giurate Non ho alcuna intenzione di tirarmi indietro. E io vi domando allora di sottomettervi a re Artù. Galeotto impallidì, poi con un filo di voce mormorò: Mi accorgo di aver promesso troppo per mia imprudenza, ma non sarà mai che un leale cavaliere venga meno alla propria parola. Signore, domani mi accompagnerete dal vostro sovrano,al quale offrirò la mia sottomissione. In fede mia, vedo che la fama della vostra lealtà non è certo usurpata esclamò ammirato il cavaliere nero Ma un favore ancora debbo chiedervi: permettetemi di non accompagnarvi dal mio re, anzi non dite a nessuno dove io mi trovi. Quella notte egli fu ospite del generoso signore delle Isole Lontane, con il quale si intrattenne a lungo a parlare di armi, di avventure e di nobili imprese. L'indomani, Galeotto, indossati gli abiti più belli, montò sul suo miglior destriero e si avviò con un numeroso seguito di valenti baroni alla tenda di Artù, al quale fece atto di sottomissione.

Grande fu la gioia del re di Bretagna, che riservò all'ospite molti onori e gli rivolse le più sincere offerte di amicizia. Ritornato nel suo accampamento, Galeotto andò in cerca del suo ospite e rimase molto stupito nell' apprendere dai servitori che egli non aveva fatto altro che piangere per tutto il tempo. Quando fu davanti a lui, vide infatti che aveva ancora gli occhi arrossati e gliene chiese il motivo, offrendosi, se fosse stato possibile, di aiutarlo. Lancillotto, però, non volle confessare la ragione delle sue sofferenze e si scusò dicendo che essa era di natura tale che doveva rimanere segreta.
 
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