policoro
  FIABE PER CAPIRE
 

La favola di Cappuccetto Rosso ha raggiunto il successo che conosciamo, poiché la versione della stessa finiva con “il malvagio lupo si gettò su Cappuccetto Rosso e la divorò. La frase è seguita da una poesia che ammonisce tutte le bambine che non devono dare ascolto agli sconosciuti. Non è un caso che molti libri sulla pedofilia utilizzino Cappuccetto Rosso. Paola Santagostino, psicologa e psicoterapeuta specializzata in medicina psicosomatica, ha fatto parte del comitato direttivo di Riza psicosomatica, si è occupata di problemi degli adolescenti e ha elaborato una tecnica di utilizzo terapeutico della fiaba. Come può mai una fiaba essere d’aiuto nel curare una malattia, risolvere un problema, educare un bambino.C’era una volta un vecchio re che chiamò a sé i suoi tre figli. C’era una principessa in età da marito. Poi il racconto procede, tra mille peripezie e difficoltà, alla ricerca di un equilibrio migliore. Nel lieto fine viene raffigurato il nuovo e più soddisfacente equilibrio che è stato finalmente raggiunto. Temporaneamente. La fiaba che finisce bene visualizza un passaggio, il percorso di una trasformazione felicemente completata. Per questo la fiaba è particolarmente adatta a rappresentare le dinamiche interiori in movimento, ovvero quelle che nella fase attuale di vita stanno faticosamente cercando di raggiungere un equilibrio migliore. In altre parole la fiaba è adatta a dar volto e voce ai problemi.Che cosa sono infatti i problemi se non situazioni di transizione in cui c’è già una domanda e non c’è ancora una risposta. Problematiche sono tutte quelle condizioni fisiche, relazionali o lavorative, in cui si è presentata una nuova esigenza e non si sa come rispondervi. Inventare una fiaba aiuta a mettere a fuoco il problema e contemporaneamente ad attivare le forze interiori per superarlo. Ma in che senso le immagini fiabesche di principi e principesse, di fate, bacchette magiche e animali parlanti possono riguardare una situazione reale? I personaggi delle fiabe sono rappresentazioni di archetipi, che agiscono, si incontrano si scontrano e si ricombinano. Nel gioco di alleanze e contrapposizioni tra il protagonista della fiaba, i suoi nemici e i suoi aiutanti, si rivela il gioco degli archetipi e delle forze interiori che stanno operando nell’inventore del racconto. Non è da fuori che arriverà il principe o la fata che risolverà la situazione. Si tratta di attivare capacità e potenzialità interiori che già ci sono. Facciamo un esempio. Prendiamo la fiaba di Cenerentola che tutti conoscono. Cenerentola era già bella e buona e in età da marito. Che cosa fa in pratica la fata ? Le da gli strumenti per andare al ballo del principe: un abito e una carrozza, poi le cose succederanno da sé. La matrigna cattiva teneva Cenerentola chiusa in casa e coperta di stracci, ostacolandone così la realizzazione come donna. La cattiva matrigna è una immagine simbolica, una rappresentazione della cattiva madre interiore, che non permette di prendersi cura di sè, nè di uscire dalla simbiosi materna per trovare all’esterno della casa la soddisfazione affettiva. Blocca la crescita e lo sviluppo naturale, in questo senso è cattiva. La fata le fa da contraltare, e come immagine simbolica della madre buona rimedia al danno e permette, anzi rende possibile, l’incontro con il maschile. Attivare l’immagine della madre buona dentro di sé, farsi da buona madre è un processo interiore, che permette poi di realizzare le proprie naturali possibilità. Anche il matrimonio delle fiabe non rappresenta certo l’incontro con un principe/principessa ideali che devono arrivare da fuori a salvare la situazione, ma piuttosto l’incontro e l’unione armoniosa tra le proprie parti simbolicamente maschili e femminili, per esempio tra attività e passività o tra comprensione e azione. La fiaba può essere certamente usata in psicoterapia come uno strumento per chiarificare ed elaborare moltissime tematiche, ma può anche essere usata su di sé senza avere particolari conoscenze psicologiche. Si può inventare una fiaba e lasciarla lavorare da sola, confidando nelle capacità dell’immaginario di produrre e di organizzare le immagini simboliche. Inventare fiabe stimola la funzione creativa e l’intuizione e spesso produce una migliore comprensione spontanea dei propri accadimenti interiori. E’ importante però non cercare di interpretarsi le fiabe da soli, attribuendo ai vari personaggi e passaggi della fiaba il significato di rappresentanti di situazioni reali. Questo procedimento di riduzione razionale delle immagini simboliche le svuota di significato, e può invece aumentare la tendenza a proiettare in persone e situazioni esterne la causa o il merito delle nostre vicende personali, facendoci immaginare in balia di persone specifiche.

 
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