policoro
  La città dove aggiustano gli uomini
 
Nella foresta profonda, c’era un villaggio dove viveva una vedova con una sola figlia e questa figlia andò a cercare radici,perché non aveva mai abbastanza da mangiare.
Mentre cercava e coglieva, ad un tratto cominciò a piovere forte e lei andò a ripararsi nel cavo di un albero di baobab che coi suoi rami sfiorava il cielo. Nel suo tronco, però abitava un diavolo con unghie e zanne, che non volle più lasciarla andare; la ragazza gli piaceva, era dolce e grassoccia buona da mangiare. Così il diavolo ne fece un boccone solo e risputò fuori le ossa, belle pulite. La sera la vedova chiamò la figlia, ma quella non veniva, così la madre andò a cercarla portandosi dietro una zucca piena d’olio con uno stoppino acceso che faceva lume. Guardò fra i bambù, ma la figlia non c’era. Guardò in riva allo stagno e la ragazza non si vedeva. Guardò sotto i rami del baobab, ed ecco le ossa di sua figlia che piangevano e la chiamavano. La vedova le raccolse, le chiuse in una cesta e si mise in cammino; da qualche parte nella foresta c’era una città dove aggiustavano gli uomini e lei voleva trovarla.
Andò sempre dritto ed ad un certo punto incontrò il Serpente che le chiese: Cosa c’è nella cesta donna Ci sono le ossa di mia figlia E dove le porti Nella città dove aggiustano gli uomini Allora ricordati che quando il sentiero si divide in due devi andare a sinistra e scordare la destra. La donna così fece ed ad un certo punto incontrò la Rana: Cosa porti nella cesta, donna Le ossa di mia figlia E dove vai di bello Nella città dove aggiustano gli uomini. Allora non scordare che quando il sentiero si dividerà in due sotto i tuoi piedi, dovrai andare a destra e scordare la sinistra. La donna obbedì, ed eccola finalmente nella città dove aggiustano gli uomini. Subito la gente di laggiù le chiese: Perché sei venuta qui Il diavolo del baobab ha mangiato mia figlia, nella cesta ci sono le sua ossa. Non dire altro, lasciale a noi e intanto porta al pascolo le nostre bestie. Bada, però che non mangino erba, ma solo frutta che cresce su quegli alberi. La donna si arrampicò sui rami più alti per cogliere i frutti migliori e li diede agli animali; lei invece si accontentò di quelli acerbi. Così quando tornarono in città il bue più grosso, muggì. Che la figlia sia ben aggiustata, perché la madre è buona e fidata".Infatti la figlia fu aggiustata come si deve, tanto che appariva molto più bella di prima. Quando le due se ne tornarono a casa, la loro vicina, che aveva una figlia brutta e storta, cominciò a tormentarle perché le dicessero come e dove la ragazza era riuscita a diventare così bella, e loro alla fine le raccontarono tutto. Dunque è così che si fa esclamò la vicina e cacciò sua figlia nel mortaio, dove la pestò finché non rimasero che le ossa. Poi le mise in una cesta e andò. Incontrò il Serpente, incontrò la Rana e grazie a loro arrivò nella città dove aggiustano gli uomini. Là le dissero di portare le bestie al pascolo, e lei le nutrì di frutta acerba, tenendo per sé quella matura.

Poi, quando ebbe mangiato sino a non poterne più, riportò in città gli animali, mentre il grosso bue muggiva: Che la figlia sia mal aggiustata, perché ha per madre una gran sciagurata. E infatti, le restituirono la figlia ancora più brutta e storta di prima, tanto che la madre si vergognava a camminarle vicino, e quando furono nella foresta la lasciò indietro, in modo che si perdesse e non trovasse più la strada del villaggio.Corri, corri la donna arrivò a casa, si chiuse dentro e tirò la coperta sulla testa, fingendo di dormire. Ma la figlia ci mise poco a ritrovare la strada e, bussò alla porta finché le aprì. La madre dovette tenersela così com’era.
 
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