policoro
  L'esame dei maghi
 
Chi pensa che la vita dei maghi sia fantastica e priva di problemi o preoccupazioni per il semplice fatto che possiedono straordinari poteri, be', si sbaglia di grosso. I poveretti, per essere abilitati all'uso delle arti magiche, devono seguire ore e ore di lezioni estenuanti, partecipare a durissime prove pratiche, studiare un'infinità di manuali, e, alla fine dell'addestramento, vengono pure sottoposti a un severissimo esame. A quel punto, se la Commissione li giudica pronti, vengono ufficialmente dichiarati Maghi e invitati a operare nel giusto rispetto delle norme di un antico regolamento.

Di questo, nel corso di una solenne cerimonia, viene loro consegnata una copia, non tanto come ricordo, quanto per consentire a ognuno il ripasso, quando necessario., delle regole principali da osservare. Capita, però, che il più delle volte questo regolamento finisca dimenticato chissa dove perchè, si sa, ogni buon mago ricorda da solo che gli e vietato svelare i segreti delle arti magiche, che deve mettere al servizio del Bene i propri poteri o che non deve lasciare incustoditi la bacchetta e gli altri strumenti del mestiere. Anche il vecchio mago Zuccas, dopo aver di tanto in tanto dato una sbirciatina al regolamento quando era ancora giovane e poco esperto, lo aveva messo da parte, dimenticandosi addirittura di possederlo. Cosi, il giorno che si vide recapitare l'invito a comparire davanti alla Commissione, con tutti i documenti in regola, secondo quando previsto dall'articolo numero 99, cadde dalle nuvole. Cosa poteva volere da lui la Commissione dopo tanti anni e quali documenti avrebbe dovuto presentare. Iniziò, allora a ricercare freneticamente il famoso regolamento e, dopo aver messo ogni cosa sottosopra, finalmente lo trovò, infilato dentro le vecchie pagine di un volume dimenticato di Storia della Stregoneria. Velocemente fece scorrere lo sguardo sulle norme trascritte e, giunto alla n. 98, fece un profondo respiro e lesse: «Al compimento del centesimo anno di servizio, ogni mago verrà nuovamente esaminato per verificarne le capacità e la conoscenza delle Arti. Ai momenti del giudizio l'esaminando dovra presentare documentazione comprovante che, il giorno prima della verifica, egli abbia compiuto la magia a lui richiesta. La data del riesame e il tipo di prova stabilita verranno tempestivamente comunicati all' interessato.

Il povero Zuccas aveva appena finito di leggere che sentì bussare alla porta: era un giovane mago, da lui mai visto prima, che per l'aria un po' troppo saccente gli risultò subito antipatico. Mago Zuccas, disse quello, la Commissione a decretato la vostra prova consisterà nel guarire un bambino colpito da una misteriosa malattia contro la quale nessuna medicina è risultata finora efficace: sarò io ad accompagmarvi nella missione e a controllarne il risultato. Alla fine scriverò il mio giudizio che presenterete domani alla Commissione. Era dunque questa la famosa documentazioe. Il giudizio che un maghetto qualunque avrebbe formulato sul grande mago Zuccas, protagonista da anni di straordinarie imprese di magia e ora chiamato a occuparsi di... un bambino. D'altra parte non aveva scelta e neanche tempo da perdere: seppure di malavoglia si fece condurre dal suo tutore, attraverso un rapido viaggio spazio-dimensionale, sino al paese del bimbo malato. Giunti davanti alla casa del piccolo, il giovane tutore lasciò Zuccas da solo, ricordandogli che comunque lui avrebbe continuamente vigilato sul suo operato.
Il mago bussò alla porta e gli venne ad aprire un bimbetto dallo sguardo terribilmente triste: eh sì, doveva essere stato colpito proprio da una brutta malattia.«Sono qui per aiutarti!» gli disse il mago e così dicendo entrò in casa, dove non c'era in quel momento nessun altro. Zuccas tirò fuori dal borsone degli attrezzi magici che aveva portato con sé tra cui il librone di Magie di Pronto Intervento e, dopo averne consultato l'indice, lo aprì al capitolo «Malattie rare e poco conosciute».I sintomi descritti accanto ai nomi di una serie di malattie corrispondevano: sguardo spento, occhio semiumido, labbra curvate all'ingiù... Erano quindi riportate una serie di formule magiche da ripetere. Zuccas si mise subito all'opera e, iniziando dalla prima delle malattie dell'elenco, pronunciò tutte le strane parole suggerite nel volume per ognuna. Il bambino lo guardava esterrefatto ma, quando le formule furono esaurite, sul suo volto non sembrarono comparire segnali di miglioramento. Zuccas, allora, decise di consultare il volume di Rimedi Estremi alla voce «Casi Disperati». Le formule qui indicate erano più complesse e bisognava pronunciarle seguendo rituali e posizioni ben precisi.
 Il mago sistemò il bimbo al centro della stanza e, girandogli intorno con strani movimenti, recitò tutte le formule, ripetendone per sicurezza alcune anche più volte. Niente da fare, la situazione rimase ancora immutata. Zuccas iniziò a preoccuparsi e, quando si presentò di nuovo il tutore per controllare come si stava comportando, si sentì addirittura disperato. Chi l'avrebbe mai detto? Un grande mago come lui stava rischiando di perdere il diritto a esercitare i suoi poteri per colpa di un bambino? «Non mi sono mai occupato di cose simili», ammise con tono afflitto e così dicendo iniziò ad andare nervosamente su e giù per la stanza, sforzandosi di farsi venire in mente qualche misterioso magico rimedio per quell'ostinata malattia. Distratto dai suoi pensieri, non fece caso al libro che aveva lasciato aperto sul pavimento e vi inciampò, cadendo rovinosamente a terra. Come se non bastasse, nel tentativo di rialzarsi, fece impigliare un lembo del suo vestito, assai lungo come quello di ogni mago che si rispetti, alla gamba di una sedia e... giù di nuovo per terra! Il cappello a punta, che aveva sulla testa, calò fino a coprirgli il mento e le parole che, contrariato, andava strillando, assumevano un tono proprio buffo.

 Ed ecco che, quando la situazione sembrava irrecuperabile, accadde l'imprevedibile... il volto pallido del bambino cominciò a tingersi di rosa, gli occhietti si illuminarono e le labbra piano piano si schiusero sino a spalancarsi per fare uscire il suono di una fragorosa, allegra risata! Zuccas e il suo tutore lo guardarono allibiti: era dunque solo questa la misteriosa malattia? Il bambino soffriva di noia perché non aveva nessuno che giocasse con lui durante il giorno e perciò stava perdendo la voglia di vivere. Riflettendo, Zuccas comprese che effettivamente la tristezza per un bambino è una grave, anzi gravissima malattia, da non trascurare. Il rimedio, però, non era poi così complicato: buonumore, allegria, tempo e voglia di giocare.

Scrisse la ricetta, proprio come fanno i medici veri, e la lasciò ai genitori del bambino che, quando tornarono a casa la sera e lo trovarono così allegro, decisero di seguire le indicazioni del misterioso dottore, dedicando con gioia al loro bimbo ogni momento disponibile. E l'esame di Zuccas? Naturalmente venne superato a pieni voti e il rimedio da lui individuato per allontanare la tristezza dai bambini venne trascritto con caratteri d'oro su tutti i libri di magia.
 
 
 
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