policoro
  Il paesino del sorriso
 
Nel paesino di Colsorriso le cose non potevano andare meglio... strade pulite, giardini curati, casette dalle belle facciate variopinte. Insomma, ogni cosa era al proprio posto e la vita scorreva lieta e tranquilla, oltretutto gli abitanti andavano d'accordo e tra loro si capivano al volo. 

Purtroppo la notizia dell'esistenza di questo incantevole paesino arrivò alle orecchie del terribile Mago del Disordine, che proprio non sopportava, per la sua natura invidiosa e distruttiva, le situazioni in cui tutto funzionava nel verso giusto. Figurarsi, perciò, cosa provo quando seppe che la pace assoluta regnava addirittura in un intero paese, abitanti compresi. Non posso tollerare quell'ordine per me così disdicevole e oltraggioso. E una cosa inaudita. È scandaloso vivere in una tale stupida armonia!» esclamò. Cosi dicendo, prese la sua terribile bacchetta magica e qualche altro ferro del mestiere e parti alla volta di colsorriso.

La situazione che trovò apparve subito preoccupante: quando mai un tipo losco come lui era stato accolto con un sorriso e persino salutato con cordialità da persone sconosciute. Il mago del disordine non si perse d'animo: Sistemerò gli sciocchi abitanti di questo insulso paesucolo confondendo le loro parole: non si capiranno più, litigheranno e metteranno loro stessi fine a questa insopportabile e ordinata serenità. Con fare deciso entrò dentro la biblioteca. Lieta Lettura», cercò la sezione Vocabolari e Dizionari, si posizionò al centro tra le scaffalature e iniziò a roteare la bacchetta magica, pronunciando la formula: Con vocali e consonanti vi confondo tutti quanti, ogni nome o predicato cambi il suo significato, solo grande confusione sara frutto della discussione.

Quello che il mago aveva progettato si realizzò all'istante: chi ordinava al fornaio del pane riceveva dei biscotti, chi salutava un amico in modo cordiale veniva ricambiato, inconsapevolmente, da una frase sgarbata, chi chiedeva un'informazione si ritrovava più confuso di prima. Insomma, ognuno si sentiva incompreso o addirittura preso in giro e, come aveva previsto il terribile mago, non comprendendosi più, presto tutti litigarono tra loro: nessuno più si rivolgeva la parola e Colsorriso si trasformo in un paesetto sporco e malandato. Ecco fatto», tuonò il mago, «li ho in pugno. Addirittura, per avere completa soddisfazione da quell'opera che riteneva la più riuscita tra le sue, decise di imporsi capo supremo e discutibile di Colsorriso. Chi avrebbe, infatti, osato opporsi alla sua volontà. Ma... ahi lui. Non aveva fatto i conti proprio con il suo incantesimo: non potendo comprendere nessuno ciò che andava dicendo e ordinando, non gli valse neanche il tono più minaccioso per far intendere le sue volontà agli abitanti di Colsorriso.

 Le sue rimanevano solo parole al vento e per quanto si sforzasse, ripetendo le stesse cose anche cento volte, il solo risultato che ottenne fu un gran mal di testa... e quando chiese un rimedio al farmacista, si vide consegnare uno shampoo antiforfora. Basta. Questo è troppo anche per me!» esclamò il mago esasperato. Siete diventati tutti matti continuo, cosa mene faccio di voi se non capite nessuno dei miei ordini. Il mago non voleva ammetterlo, ma era stato sconfitto: non avrebbe mai ricavato nulla di vantaggioso da quel paese così confuso che aveva messo a dura prova la sua pazienza. Roteando furiosamente la bacchetta, pronunciò allora la formula per ristabilire l'ordine e l'armonia:
 

Ogni parola faccia tosto ritorno al proprio posto, ciò che l'uno vorrà dire l'altro subito potrà capire, scompaia dunque ogni attrito e torni l'ordine a Colsorriso. Quindi, con lo stesso fare minaccioso con lui era arrivato, abbandono per sempre Colsorriso... non prima, però, di essere tornato in farmacia dove acquisto un efficace medicina per il suo mal di testa. 
 
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