policoro
  Cajkovskij
 
Il padre della musica russa fu Michail Glinka, o, meglio ancora, il popolo russo. È il popolo che crea diceva Glinka noi non facciamo che elaborare. Infatti il protagonista della sua opera Una vita per Lo zar è il coro, la massa popolare, e le melodie sono in gran parte prese dal patrimonio dell'antica tradizione russa, che unisce la solennità e il sapore orientale dei canti della chiesa ortodossa con la malinconia tipicamente slava. Su questa strada lo seguì solo in parte Petr Il' ic Cajkovskij, il musicista russo più celebre in Occidente. Pur amando la sua patria ed evocandola in qualche momento particolare delle sue composizioni, era molto più attratto dalla musica romantica europea, più adatta ad esprimere i sentimenti personali dell'artista.
Nei suoi frequenti viaggi in Europa e in America egli poté seguire da vicino la produzione dei musicisti francesi, tedeschi e italiani, traendone tutti gli insegnamenti. Era stato avviato alla musica da sua madre, alla quale era fortemente attaccato. La perse all'età di undici anni; durante un'epidemia di colera, e fu per lui un vero dramma. Il padre gli impose di studiare diritto e di impiegarsi stabilmente in un ministero della capitale, ma Petr non resistette a lungo lontano dall'ambiente musicale. Ottenuto l' incarico al Conservatorio di Mosca, da poco istituito, si inserì nella società cosmopolita della grande città, che gradiva molto la sua musica altrettanto cosmopolita. Anzi, una ricca vedova, che Cajkovskij non incontrò mai, ne era talmente entusiasta che gli assegnò uno stipendio di seimila rubli annui perché si dedicasse completamente alla composizione. La musica di Cajkovskij è brillante in superficie , perfino smagliante a volte, tecnicamente preziosa ed elegante. Ma sotto sotto si sentono spesso serpeggiare la tristezza e la malinconia, che rispecchiano il pessimismo di fondo dell'autore. La sua idea fissa di essere perseguitato dal destino si proietta perfettamente nelle sue due opere: Pikovaja dama e Evgenij One­gin, i cui personaggi sono effettivamente vittime della fatalità. Cajkovskij fu l'iniziatore di un nuovo genere, che ebbe poi molto seguito in Russia e anche in altri paesi: il balletto sinfonico. Con le coreografie, divenute storiche, di Marius Petipa, fra il 1877 e il 1892 furono presentati a Mosca i tre bellissimi balletti Il Lago dei cigni, La bella addormentata e Lo Schiaccianoci.

In queste fiabe fantastiche Cajkovskij può accostare, come gli piace, motivi tradizionali di danza, elementi del folclore di vari paesi, spunti esotici, il tutto dentro una cornice sinfonica ben orchestrata. Ancor oggi queste opere, rimaste nel repertorio russo come in quello occidentale del balletto classico, non hanno perduto nulla del loro fascino.
 
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