policoro
  L'andro delle Gorgoni
 
Il regno delle Gorgoni era ai limiti estremi del mondo e confinava con il Regno della Morte. Una spiaggia desolata si apriva davanti alla grotta fatale. Quando Perseo vi giunse dal mare, sui sandali alati, era notte. Nel silenzio pauroso della landa si alzavano innumerevoli statue di marmo, che parevano fantasmi, disseminati sulla pianura; erano tutti gli uomini e gli animali che lo sguardo di una delle Gorgoni, Medusa, aveva trasformato in pietra. In fondo alla spiaggia, livida di spettri, si apriva la grotta ove le Gorgoni vivevano.

Perseo vi si accostò cautamente mentre le orrende sorelle dormivano. Medusa era accovacciata all'ingresso della caverna; sull'enorme volto si vedevano un largo naso e due orecchie deformi, una bocca ributtante armata di lunghi denti simili alle zanne di un cinghiale. Sulla fronte scura si ergevano, in forma di capelli innumerevoli vipere sibilanti e aggrovigliate fra di loro. Le braccia del mostro erano di bronzo, lunghe ali d'oro uscivano dalle sue spalle. I suoi occhi, che in quel momento erano chiusi, avevano su tutti gli esseri animati il potere di pietrificarli, e la sua voce, simile al ruggito di una belva, incuteva terrore in chiunque la udisse, sia pure anche da lontano. Perseo, approfittando di quel sonno, che intorpidiva Medusa e le sue vipere, si avvicinò lentamente, tenendo voltato il capo in modo che, se la donna mostruosa si fosse svegliata, il suo sguardo non lo colpisse. Quando le fu accosto, dispose lo scudo d'argento che gli aveva mandato in dono Minerva, in modo da farne uno specchio e, senza guardare direttamente Medusa, vibrò un colpo possente sulla testa di lei.

La testa cadde a terra di colpo, e nel sangue che ne sgorgò nacque un cavallo alato, Pegaso, che se ne volò in cielo. Perseo fu lesto ad afferrare per i serpentelli viscidi, la testa del mostro e a gettarla nella bisaccia profonda di cui si era munito. Intanto le altre Gorgoni Euriale e Steno, si erano svegliate e stavano per gettarsi su di lui. Ma il casco donatogli dalle Graie salvò l'eroe, rendendolo invisibile. Le Gorgoni, infatti avevano un bel lanciarsi urlando sulle sue orme per vendicare la morte della sorella, ma non vedendo dove l'invisibile eroe correva, dovettero ben presto rinunciare ad inseguirlo. Perseo volò fino alla fine del giorno. E mentre volava, dalla bisaccia dove stava nascosta la testa di Medusa, cadevano infinite gocce di sangue, che arrivando sulla terra, si trasformavano in serpi.

Quando venne la notte, Perseo si fermò. E discese col suo tragico fardello sanguinante, nel regno di Atlante, presso il giardino delle Esperidi, fiorito di alberi meravigliosi carichi di frutti d'oro.
 
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