policoro
  Guglielmo Tell
 
Fin dai secoli più lontani, il popolo svizzero, amante della libertà, ha dovuto spesso difendersi da popoli vicini ben più agguerriti che hanno attentato in passato alla sua sovranità e alla sua indipendenza. Verso la fine del tredicesimo secolo fu l'imperatore Alberto I a decidere d'impadronirsi della parte orientale del paese. Egli l'occupò militarmente e vi nominò un governatore spietato di nome Gessler che si comportò da tiranno. 

Egli, però, non riuscì ad imporre il suo volere quando decretò ai cittadini che avrebbero dovuto inchinarsi e togliersi il cappello al suo passaggio. Quando si accorse che la gente non prendeva in considerazione le sue ingiunzioni, Gessler si adirò ed urlò: Ah, é così. Ebbene vi insegnerò io a mettervi in ginocchio. Nella cittadina di Altdorf, si teneva un gran mercato. Gli abitanti delle montagne venivano a vendervi lana, burro, latte, formaggi e pecore e vi acquistavano invece tutto ciò di cui avevano bisogno e che non potevano procurarsi nei loro villaggi. L'odiato governatore che conosceva molto bene questa caratteristica della città, fece erigere in mezzo al mercato un'alta colonna sulla cui cima fece mettere il suo cappello. Diede poi ordine di affiggere su tutti i muri di Altdorf dei manifesti con i quali intimava a chiunque passasse sotto quella colonna di inchinarsi davanti al cappello come davanti al governatore in persona. La gente allora cominciò a disertare il luogo in cui era stata eretta la colonna, e chi poté farlo trasferì i suoi commerci nelle stradine adiacenti. Ma bene o male bisognava pur andare al mercato e la maggioranza fu quindi costretta ad inchinarsi.
Un bel giorno, un uomo di nome Guglielmo Tell, la cui fama di miglior arciere si estendeva nei dintorni, scese dalle montagne per recarsi ad Altdorf. I suoi dardi colpivano sempre il bersaglio, tanto che in giro, si mormorava che l'abilità di Guglielmo Tell fosse un vero e proprio prodigio. Il montanaro era ben lungi dal pensare di dover dare, quella mattina ad Altdorf una dimostrazione della potenza della sua mano e della precisione della sua mira; quel giorno, infatti, egli era sceso soltanto per far visitare il borgo al suo figlioletto e per fargli ammirare le cose stupefacenti che si potevano trovare al mercato. Guglielmo Tell, passò per la piazza e non si accorse nemmeno della colonna sormontata dal cappello di Gessler.

Avevano appena fatto qualche passo che le guardie armate li arrestarono e li condussero al cospetto del governatore. Tu e tuo figlio avete disobbedito ai miei ordini questi iniziò. Penso proprio che non rivedrete mai più le vostre montagne. Nell'udire queste parole Guglielmo Tell impallidì e strinse forte la mano del figlioletto. Il tiranno continuò: Si dice che tu sia un arciere prodigioso. Ebbene se riuscirai a dimostrarmelo io dimenticherò il tuo misfatto e potrete andarvene sani e salvi. Tutto quello che dovrai fare é colpire con una freccia, in mia presenza, una mela ad una distanza di cento passi poi aggiunse: Esigo, però, che questa mela venga posta sulla testa di tuo figlio. I presenti ebbero un fremito di orrore. Alcune donne si asciugarono gli occhi, mentre altre scoppiarono in lacrime.Guglielmo Tell guardò negli occhi il tiranno, poi prese due frecce dalla sua faretra. Misurate una distanza di cento passi a partire da mio figlio gridò alle guardie di Gessler. Uno dopo l'altro le guardie contarono i cento passi, poi posero una mela rossa sulla testa del bambino, e lo fecero mettere in modo che voltasse le spalle al padre. Girati verso di me gli gridò il padre. Il bambino ubbidì e si mise ritto davanti al padre, guardandolo tranquillamente come se si fosse trattato di un gioco. Gli abitanti di Altdorf che erano lì ad assistere, erano sconvolti e le stesse guardie trattenevano il respiro. Soltanto l'arciere sembrava perfettamente calmo.
Molto lentamente egli incoccò la freccia e ancora più lentamente levò il suo arco all'altezza degli occhi. Poi prese la mira con la rapidità di un fulmine; si udì la vibrazione della corda tesa e la mela rotolò dalla testa del bambino. Nessuno aveva avuto il tempo di veder volare la freccia, e dalla folla si levò un'acclamazione di stupore. Poi la gioia esplose e tutta la gente si precipitò ad abbracciare Guglielmo Tell e suo figlio. Il tiranno Gessler tratteneva a stento la collera e con voce carica di odio si rivolse all'arciere: Ma dimmi arciere, perché avevi preparato due frecce. Pensavi forse che una non ti sarebbe bastata. Proprio così. rispose Guglielmo Tell. Se avessi ferito mio figlio, la seconda freccia sarebbe stata per te, governatore. Prendete questo ribelle!" gridò allora il tiranno alle sue guardie. Ma queste non ebbero il tempo di eseguire l'ordine perché la gente di Altdorf, benché disarmata, si scagliò su di esse e cominciò a colpirle, infuriata. Guglielmo Tell mise un'altra freccia al suo arco e prese la mira per colpire il tiranno. La freccia lo colpì dritto al cuore e Gessler si accasciò al suolo privo di vita. L'impresa di Guglielmo Tell fu il segnale della libertà e gli abitanti di Altdorf vollero conservarne memoria; essi infatti collocarono nella loro città una statua del valoroso arciere, che ancor oggi é possibile ammirarla.
 
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