policoro
  Freya
 
Freya, il cui nome significa Signora o Padrona: è la dea nordica dell'amore, del desiderio e della magia, ma è signora anche della guerra e della morte: dopo ogni battaglia Freya e Odino si dedicano alla raccolta delle anime dei morti. Coloro che hanno la fortuna di essere scelti da Freya vengono portati alla dimora eterna nell'Altro Mondo: qui partecipano a feste rallegrate dalla musica, dalle arti e dall' amore. In questa storia Freya usa il suo potere magico per soddisfare i propri desideri.

Tanto tempo fa, alla corte di Odino il Terribile, c'era una dea di nome Freya, la cui bellezza era unica: i suoi capelli lunghissimi scintillavano come il fodero d'oro di una spada e i suoi occhi erano di un blu intenso come il colore del mare. Freya camminava con la grazia di una danzatrice ed era molto vanitosa, tanto che possedeva dieci stanze piene di gonne e mantelli e sei stanze piene di scarpe e stivali. Ma soprattutto Freya amava i gioielli. Una notte d'inverno, mentre dormiva all'interno del palazzo, ella sognò un antico albero: il suo grande tronco emanava un misterioso fascio di luce, intenso come se provenisse da un diamante.
Freya si svegliò e si avvolse la coperta attorno alle spalle. lo so dove si trova esclamò ad alta voce. voglio  scoprire perchè ho sognato proprio quell'albero si disse sedendosi sul bordo del letto, poi indossò gli stivali profilati di pelliccia e il mantello di penne di falco, mentre attraversava gli enormi saloni del suo palazzo, si infilò anche dei lunghi guanti neri. Poi salì le scale che conducevano alla torre e da lì, alla luce delle stelle, si librò nella fredda aria notturna verso la Terra, alla ricerca dell' albero. Ella lo trovò proprio dove si ricordava che fosse all'interno di un boschetto sacro. Sfilandosi il guanto, Freya fece scivolare la mano sulla corteccia irregolare, nel punto in cui aveva visto, in sogno, il fascio di luce. E, come aveva sperato, l'albero si aprì in due parti, rivelando un passaggio che conduceva all'interno della Terra. Freya parve di sentire un canto lontano ed il battere ritmico e penetrante di un martello. La sua passione per la musica e l'atmosfera piena di mistero fecero sì che i battiti del suo cuore accelerassero e così ella si affrettò a scendere nel passaggio. Freya arrivò presto in una caverna poco illuminata. Scrutando ansiosamente, nella penombra, ella intravide quattro gnomi che lavoravano alla più bella collana che lei avesse mai visto; numerose file di raffinati diamanti pendevano da diverse catene d'oro e la loro luce danzava sulle pareti della caverna, come le stelle scintillanti della Via Lattea. Freya si afferrò la gola con le mani, sospirando per il desiderio di possederla. Chiunque indossi quella collana ha la benedizione della Terra e del Cielo pensò tra sé. Oh, no disse improvvisamente lo gnomo Dvalin al suo compagno Alfrigg, mentre martellava l'oro. La bellezza di una creatura sta rischiarando la nostra caverna E' vero disse Berling a Grerr, mentre tagliava i diamanti. Il desiderio di quella creatura riempie la caverna.Se aumenta ancora riprese Alfrigg i nostri cuori verranno schiacciati nella polvere Gentili Signori,
disse la dea avanzando di un passo scusate l'intrusione. lo sono Freya, Protettrice delle Arti Raffinate.

I quattro gnomi posarono i loro strumenti mentre la donna faceva loro un inchino. Dvalin, il più coraggioso, le offrì il braccio per aiutarla ad alzarsi. Voi, uomini saggi, siete maestri nella vostra arte disse Freya. Se questo tesoro di luce fosse in vendita, vi darei oro e argento, gioia e giovinezza eterna. Sarei così onorata di indossare i gioielli che sono opera delle vostre mani!" Ora, come potete ben immaginare, i quattro erano alquanto stupiti. Gli gnomi del sottosuolo lavorano anni interi senza ricevere visita alcuna. Berling, il più nervoso, tossì e batté i piedi per terra. Quindi Alfrigg, che si occupava dei rapporti commerciali, si schiarì la voce e disse: "Mia Signora, come vedete noi possediamo tutte le ricchezze di cui abbiamo bisogno. La Terra ci dà enormi vene d'oro e miniere di pietre preziose. Siamo più vecchi delle stelle e, come potete percepire dal nostro canto gioioso, amiamo tantissimo il nostro lavoro. Noi non abbiamo bisogno di ciò che ci offrite. Freya era terribilmente triste. Che cos' altro avrebbe potuto promettere C'è solo una cosa che potremmo accettare in cambio disse Alfrigg. Che cosa dunque gridò Freya per l'eccitazione e poi, senza riflettere, aggiunse: Qualunque cosa sia, è vostra Dvalin, il più bello dei quattro, prese la mano di Freya e le indirizzò un dolce sorriso.
La vostra compagnia, Signora. Se accettate di rimanere con noi fino a quando avremo terminato la nostra opera, quattro giorni ancora, la collana sarà vostra. La bellezza si accompagna alla bellezza, mia Signora Il sorriso attraversò il bel viso di Freya come il sole che sorge sull' oceano. Naturalmente, Signori miei, sarò felice di essere vostra ospite! I quattro gnomi fecero un inchino. Poi Freya li abbracciò e una lunga festa, che durò quattro giorni e quattro notti, ebbe inizio. Mentre Alfrigg continuava a lavorare alla collana, Dvalin suonava il flauto, Grerr ballava con Freya e Berling cucinava. Freya danzò con ciascuno di loro. Insieme cantarono tutti i canti che conoscevano e, quando furono stanchi, Freya raccontò loro incredibili storie che li fecero ridere a crepapelle. Intanto, accanto all' albero sopra la caverna degli gnomi, qualcuno attendeva il ritorno di Freya: era Odino, che aveva preso le sembianze di un topo. Per quattro giorni e quattro notti egli cercò di entrare nell' albero sacro e la quarta notte la sua curiosità si era ormai trasformata in rabbia. Che cosa starà mai facendo Freya da quattro giorni e quattro notti all'interno di un albero pensava furioso. Proprio in quel momento Dvalin aggiunse la chiusura alla collana e poi mise il gioiello al collo di Freya. La dea era raggiante perché possedeva, finalmente, l'oggetto del suo desiderio. Odino sentì le loro voci diventare più forti e si nascose: mentre l'albero si apriva in due, la luce della collana accecò i suoi piccoli occhi di topo. Odino li socchiuse e così poté scorgere Freya che abbracciava e baciava i quattro gnomi. Quando vide la magnifica collana che illuminava il collo di Freya divenne così furioso che rimase nascosto anche dopo la partenza della donna. Poi si accorse che uno scoiattolo nero, perfettamente immobile sul ramo di un albero, lo stava osservando.
Lo scoiattolo improvvisamente starnutì, emettendo un suono umano; Odino capì subito che lo scoiattolo era Loki, l'assistente di Freya, e lo stava spiando. Hai visto, Loki Freya ha convinto i quattro gnomi a consegnarle la loro opera d'arte . Voglio che tu mi porti la collana Loki ridacchiò: Impossibile. La mia padrona la porta al collo. Odino riprese le sue sembianze umane e afferrò lo scoiattolo per la gola: Ti darò in pasto ai lupi se non avrò la collana domani all'alba lo minacciò. Povero Loki! Quale altra scelta aveva Tornando a palazzo prese le sembianze di una particella di polvere e aspettò che la prima brezza mattutina lo portasse fino alla stanza da letto di Freya. Una volta entrato, Loki si trasformò in una pulce. Saltando sul letto, egli trovò Freya profondamente addormentata, con la collana ancora al collo. Così saltò sulla sua testa, alla ricerca della chiusura d'oro, ma si rese subito conto che era lontana dalla sua portata. Allora aprì le sue minuscole mandibole sulla spalla della dea e le morse la pelle morbida. Proprio come aveva sperato, Freya si girò su un fianco, ma non si svegliò. Riacquistando la sua forma umana Loki aprì la chiusura della collana e la fece cadere in tasca; poi sorrise mentre usciva fiero dalla stanza, lasciando la porta completamente spalancata. Freya si risvegliò solo a metà pomeriggio. La dea si tastò subito il collo alla ricerca della collana e, non trovando la , saltò in piedi come una furia. Solo Loki poteva entrare liberamente nel palazzo e solo Odino avrebbe potuto dare ordini a Loki. Così la dea indossò nuovamente il suo mantello di penne di falco e volò al palazzo di Odino. Voglio che tu mi restituisca la mia collana disse la dea, facendo un gesto con la mano verso i lupi di Odino, i quali sbadigliarono e caddero subito in un sonno profondo. Odino non si scompose. Questa collana brilla come una stella disse con un sorriso compiaciuto, facendo scivolare i diamanti tra le dita. Voglio che tu mi restituisca la mia collana ripeté la dea. Questa collana è stata realizzata da artigiani straordinariamente abili e i suoi diamanti sono stati tagliati da un vero maestro disse Odino. Sì, è proprio un tesoro raro. E io ti restituirò la collana, mia cara Freya, ma solo se mi darai qualcosa in cambio. Freya sospirò. Vuoi che organizzi una battaglia, non è vero Sì, naturalmente, ma non una battaglia qualunque  Voglio che sia una battaglia tra due re le cui legioni giungano fino all'orizzonte . Voglio che ci sia odio profondo. Voglio che ci sia furia nei cuori dei capitani e dei loro uomini e voglio che combattano fino alla fine: li voglio vedere tutti morti sul campo di battaglia.

E poi Odino aggiunse: Non basta: in cambio di questa scintillante collana, dovrai far rinascere ciascuno di loro perché il loro odio riviva ancora. Dammi due turni di battaglia vera e riavrai la tua cascata di stelle. Freya fece un passo indietro e meditò sulle parole che aveva udito, poi si rivolse di nuovo a Odino: "Farò tutto ciò che mi hai chiesto, ma solo se potrò avere subito la mia collana Odino consegnò la collana a Freya, che la indossò immediatamente. La sua luce risplendette accecante, tanto che Odino dovette ripararsi gli occhi con la mano. Freya si diresse al balcone del palazzo di Odino. Lì, alzò le braccia e il mantello si aprì formando due grandi ali. Poi si alzò in volo dirigendosi sulla Terra: doveva trovare due re violenti e bellicosi.
 
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