policoro
  Jasmina e il coccodrillo
 
Accadeva spesso nella savana, che il caldo fosse talmente pesante da non riuscire nemmeno a tirare il fiato. Quando la temperatura saliva cosi in alto, gli ippopotami se ne stavano ben acquattati sul fondo del fiume, mentre i leoni, le tigri e le zebre... bhe avrebbero fatto altrettanto se solo avessero potuto respirare sott'acqua come gli ippopotami. Quel pomeriggio, che il calore era alle stelle, alla giraffa Jasmina era venuta una grande voglia di dissetarsi. Se non bevo subito almeno quattro o cinque litri d'acqua ma sa tanto che qui svengo di botto aveva pensato, sentendo che la sua lingua era arsa come un deserto in pieno sole.


Il fiume però era molto distante da dove si trovava lei per cui provò a dare un’occhiata in giro. Niente all'orizzonte finche dietro un cespuglio erboso, non scorse per fortuna un piccolo stagno che faceva giusto al caso suo. Ecco quello che ci vuole! esclamò e in men che non si dica era già corsa ad immergere il suo muso nell’acqua, ma stava appena iniziando a bere, che si sentì all’improvviso mordere di brutto. Aiahhhhh grido stupita e dolorante. Chi mi ha addentata in questo modo. Sono stato io rispose pronto il coccodrillo Cuncun, guardandola. Tuu. E perché mai?” replicò Jasmina incredula con gli occhi fissi verso la punta del muso, per vedere se stava uscendo una boccettina di sangue. Non pensavo di averti disturbato, mi stavo solo abbeverando. Mi hai disturbato invece ribattè il coccodrillo perché questo stagno è mio ed è così piccolo, che voglio conservare tutta l’acqua per me! Questa poi! Da quando in qua gli stagni sono proprietà privata?” sbottò la giraffa e indignata da tanta poca cortesia, alzò le zampe e se ne andò.

Passarono circa un paio di settimane da quel giorno, ma il sole che picchiava a tutto spiano, finì per prosciugare completamente lo stagno di Cuncun. Anche i coccodrilli amano stare al caldo, quello era davvero troppo e poi il fatto che non ci fosse nemmeno più una goccia d'acqua per rinfrescarsi, costrinse Cuncun a cercare refriggerio sotto un palmeto che stava nei paraggi. Si era appena accomodato al fresco di due palme quando udì un BUMMMMM!!!  Aiahhhh! stavolta a gridare era stato il coccodrillo, per via di una grossa noce di cocco che gli era caduta in testa. Mentre si massaggiava il cervelletto dolente, vide la giraffa che lo guardava severa. Sei stata tu a gettarmi in testa quella noce pesantissima? borbottò Cuncun piuttosto arrabbiato, rivolgendosi a Jasmina.
 Niente affatto rispose lei la noce è caduta da sola, io non sarei mai capace di fare una cosa simile, ma ben ti sta però! Comunque al contrario di te, io non ti mando via. Per me puoi rimanere qui al fresco quanto vuoi e per il bernoccolone che ti ritrovi, posso darti anche un rimedio! Detto, fatto prese due foglie di palma, le bagno con la sua saliva e le mise sulla testa del coccodrillo. Quella sera Cuncun pensò e ripensò a quanto accaduto, a come la giraffa fosse stata generosa con lui e così, forse per la prima volta in vita sua si commosse davvero. Le sue, infatti non erano le solite finte lacrime di coccodrillo, questa volta erano lacrime vere e molto copiose per giunta.


Quando Jasmina si accorse che il coccodrillo piangeva sul serio e che era alquanto pentito per come si era comportato si commosse pure lei e lo abbracciò come un caro amico. Trascorsero tutta la notte a chiacchierare e a fare conoscenza, finche il mattino seguente furono risvegliati da alcune gocce di pioggia. Ehi senti anche tu quello che sento io? domandò Cuncun che non credeva ai propri occhi Certo, questo è un acquazzone un acquazzone vero! esclamò Jasmina balzando in piedi. A quel punto, i due presero a saltellare e a ballare sotto la pioggia, felici come matti per quell'improvvisa provvidenza. Ma soprattutto felici di essersi conosciuti.
 
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