policoro
  Allarme nel presepe
 
L’attività, rivolta alle classi prime, aveva lo scopo di sensibilizzare i ragazzi sul valore del Natale e della diversità; ha permesso inoltre agli alunni di avvicinarsi ad uno dei più apprezzati autori contemporanei e di esprimere in modo creativo i loro pensieri e messaggi. E’ stata letta la fiaba di Gianni Rodari Allarme nel presepio e gli alunni sono stati guidati dall’insegnante animatore ad ideare il loro finale. I testi sono stati realizzati a piccoli gruppi, arricchiti con disegni, ed esposti nell’atrio nel periodo natalizio.
Una volta, mancava poco a Natale, un bambino fece il suo presepio. Preparò le montagne di cartapesta, il cielo di carta da zucchero, il laghetto di vetro, la capanna con sopra la stella. Dispose con fantasia le statuine, levandole una per una dalla scatola in cui le aveva riposte l'anno prima. E dopo che le ebbe collocate qua e là, al loro posto - i pastori e le pecore sul muschio, i re Magi sulla montagna, la vecchina delle caldarroste presso il sentiero gli sembrò che fossero poche. Restavano troppi spazi vuoti. Che fare? Era troppo tardi per uscire a comprare altre statuine, e del resto lui di soldi non ne aveva tanti.

Mentre si guardava intorno, in cerca di un'idea, gli capitò sotto gli occhi un altro scatolone, quello in cui aveva messo a riposo, in pensione, certi vecchi giocattoli: per esempio, un pellerossa di plastica, ultimo superstite di un'intera tribù che marciava all'assalto di Fort Apache un piccolo aeroplano senza timone, con l'aviatore seduto nella carlinga una bamboletta un po hippy, con la chitarra a tracolla: gli era capitata in casa per combinazione, dentro la scatola del detersivo per la lavatrice. Lui, naturalmente, non ci aveva giocato mai, i maschi non giocano con le bambole. Però, a guardarla, era proprio carina.

Il bambino la posò sul sentiero del presepe, accanto alla vecchietta delle caldarroste. Prese anche il pellerossa, con l’ascia di guerra in mano, e lo collocò in fondo al gregge, presso la coda dell'ultima pecora. Infine appese con un filo l'aeroplano e il suo pilota a un alberello di plastica, abbastanza alto, che una volta era stato un albero di Natale, di quelli che si comprano ai Grandi Magazzini e trovò il posto anche per loro, sulla montagna, non lontano dai re Magi e dai loro cammelli. Contemplò soddisfatto il suo lavoro, poi andò a letto e si addormentò subito. Allora si svegliarono le statuine del presepio. Il primo ad aprire gli occhi fu uno dei pastori. Egli notò subito che c'era qualcosa di nuovo e di diverso nel presepio. Una novità che non gli piaceva troppo. Anzi, non gli piaceva per niente. Ehi, ma chi è quel tipaccio che segue il mio gregge con in mano un'accetta. Chi sei.

 
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